Rc riflette sulla morte...sua.
Non ho mai parlato di morte sul mio blog, se non la morte di un ideale.
Ora voglio palare della morte, quella reale, quella che non avvisa prima di arrivare e ti porta via senza chiedere il permesso.
Una domenica pomeriggio di qualche anno fa, mi ritrovavo sul treno Lambrate-Pavia, assorta nella contemplazione della campagna, faceva molto freddo, pioveva e sul treno non c'era il riscaldamento. Ero veramente assorta, sarà che stavo ancora digerendo l'abbondante pasto domenicale, ero in una sorta di torpore. Avevo anche l'I-Pod nelle orecchie, non mi ricordo che musica stessi ascoltando, perchè probabilmente non le stavo prestando attenzione. Mi ritrovavo in questa magica bolla mentale che mi isolava da qualisisi realtà esterna.
Ad un tratto il mio stato onirico viene interrotto bruscamente, il finestrino dal quale sto osservando la tristezza della pianura padana di gennaio si frantuma in mille pezzi, che mi cadono addosso.
Non capisco cosa succede, guardo senza espressione lo sconosciuto seduto davanti a me che mi riflette la stessa espressione inebetita.
Passa qualche minuto e capiamo che il finestrino è stato rotto da un proiettile atterrato a qualche centinaia di centimetri da noi.
Non ho avuto il tempo di riflettere e reagire, sono rimasta li imbambolata mentre il freddo pungeva le mie gance. La guardia del treno arrivò poco dopo, e mi chiese se andava tutto bene, io lo guardai mi alzai, tolsi i vetri che avevo addosso e risposi che andava tutto benissimo, mi allontanai e andai a sedermi da un'altra parte.
L'indifferenza. Non avevo meetabolizzato nulla di quello che mi era accaduto.
Ora dopo qualche anno mi chiedo come sarebbe cambiata la vita del mondo se quel proiettile mi avesse centrato la faccia. La mia materia grigia sarebbe schizzata fuori oppure evrei riportato solo delle lesione che mi avrebbero ridotto un vegetale.
NOn sto neanche a dire che avrei preferito la scena splatter tra le due opzioni, anche perchè il vegetale mi sembra gia di farlo da cerebralmente attiva, non mi andrebbe di enfatizzare il concetto con la menomazione fisica.
Al di là delle conseguenze meramente fisiche, se fossi morta, oppure no la vita sarebbe cambiata per molte persone, quel viaggio per Pavia non sarebbe mai finito, dovrei essere felice e pensare di essre stata molto fortunata, eppure la situazione tuttora mi scivola addosso con una spaventosa (per me) superficialità.
Ma dove è finita la mia sensibilità?le mie mozioni? Forse è gia passato il giorno in cui ho smesso di vivere?
Ma quando è stato? possibile che non me ne sono accorta?
No, non uò essere tutto cosi semplice, la chiave di lettura deve essere un'altra.
Caso mai se la trovo ve la faccio sapere.....
RC